di Gennaro Carotenuto – Latinoamerica – 30 ottobre 2009
La forma è salva ma la sostanza democratica resta calpestata. Con gli ultimi dettagli, il voto del Congresso e non della Corte Suprema a decidere il ritorno di Zelaya, cadono le pregiudiziali al non riconoscimento del voto del prossimo novembre da parte dei paesi dell’OSA e dovrebbero cadere anche quelle dei due candidati espressione della Resistenza contro il colpo di Stato, Carlos H. Reyes e Cesar Ham. Da tempo sono già in campagna elettorale i quatto candidati golpisti (un ossimoro, i candidati a elezioni democratiche che hanno appoggiato il golpe), Porfirio Lobo Sosa, del Partido Nacional, Elvin Santos, del Partido Liberal, Bernard Martínez, del Partido Innovación y Unidad e Felícito Ávila, della Democracia Cristiana.
Finisce così apparentemente a tarallucci e vino un colpo di stato durato quattro mesi. Un colpo di stato che solo nelle grandi città (nessuno sa cosa è successo davvero nell’interno) ha causato almeno 24 morti ammazzati, centinaia di persone ferite da colpi di arma da fuoco o percossi selvaggiamente, almeno 3000 detenzioni illegali, centinaia di torturati e alcune decine di persone le sorti delle quali sono tuttora sconosciute. Sono desaparecidos la situazione dei quali dovrà immediatamente essere risolta da Zelaya.
Quella del “Re di Maggio” Zelaya sarà una breve “primavera camporista” a meno che le elezioni non diano la straordinaria del tutto improbabile sorpresa di un’elezione di Carlos H. Reyes alla presidenza. Forse il primo passo sarà l’avere per la prima volta la forza per far nascere un partito vero che si opponga alle oligarchie che hanno sempre dominato il paese e che con il golpe hanno sconfitto il cambiamento pacifico possibile con l’Assemblea Costituente.
Ma in Honduras, un paese dove nessuno, né i golpisti né la CIA, aveva previsto che potesse sorgere una Resistenza indomabile, che in mesi di lotta ha messo fianco a fianco centinaia di migliaia di persone, ha tessuto alleanze, fratellanze e sorellanze, leggende, martiri, reti elettroniche e non, oggi tutto è possibile.
Dopo 2 giorni di presidio fuori dai cancelli dell’Azienda, il giorno 7 Ottobre 2009 i lavoratori e le lavoratrici di NSN si sono riuniti in Assemblea in mezzo alla strada, bloccando la via di fronte alla Sede.
A seguito della promessa ufficiale da parte dell’Azienda di incontrare un membro del board di Nokia Siemens (Mika Vehvilainen) per la fine di ottobre (28 ,29 o 30 ottobre) e dopo aver saputo che il Ministero dello Sviluppo Economico convocherà per il 28 ottobre Nokia Siemens Networks e il Sindacato, l’assemblea di Cinisello ha deciso di togliere il blocco della strada.
Giovedì 08 ottobre ore 11, è stato indetto uno sciopero con uscita per parlare con il segretario della Fiom CGIL Gianni Rinaldini, in visita alla NSN.
Venerdì 9 ottobre i lavoratori e le lavoratrici di NSN aderiranno allo sciopero generale nazionale della Fiom CGIL e parteciperanno alla Manifestazione milanese che partirà da porta Venezia alle ore 9.30.
I lavoratori e le lavoratrici NSN invitano ancora e per l’ennesima volta i Media a dare spazio alla loro RICHIESTA DI LAVORO ribadendo che l’Azienda non sta attraversando una fase di crisi economica, ma che la chiusura prospettata è figlia di una scelta strategica della Multinazionale.

























