di Massimiliano Lio
Gli anni del boom economico hanno innalzato lo status di Cinisello Balsamo da paesotto rurale quale era stata fino ad allora a città che, per dimensioni e dinamismo, nell’hinterland milanese è seconda solo alla vicina Sesto San Giovanni.
Questo processo di sviluppo impetuoso e improvviso, ha determinato per Cinisello Balsamo la poco piacevole fama di “città-dormitorio”.
Fama largamente immeritata e fortemente contestata, alla luce della consolidata vocazione produttiva del nostro territorio e dell’intensa vita socio-culturale cittadina.
Ma qualcosa è cambiato. E’ successo che questa crisi sta spazzando via una dopo l’altra quegli insediamenti produttivi che facevano di Cinisello Balsamo una città viva, pulsante. Se Paganelli e Nokia-Siemens sono i casi più eclatanti e recenti, non si contano le aziende medio-piccole spentesi come candele nel silenzio generale, quasi per non disturbare. (A questo proposito il nostro circolo aveva condotto un’inchiesta che è possibile leggere QUI )
E dove c’erano le fabbriche adesso ci sono (o ci saranno) edifici residenziali, secondo un processo di riconversione che fa gola a tanti, e in cui tanti guadagnano. Così ovunque in Italia. Gli oneri di urbanizzazione sono ormai la maggiore fonte di approvvigionamento dei Comuni a corto di fondi.
E se, come sta avvenendo, questo fenomeno avanza, anzi accelera grazie proprio alla crisi… benvenuti a Cinisello Balsamo, città-dormitorio!
Lo scorso sabato mattina, i lavoratori della Rotocalcografica, della Lares, della Caronte, hanno partecipato numerosi in piazza Gramsci all’iniziativa Aranciametalmeccanica organizzata dal circolo PRC di Cinisello Balsamo.
L’intenzione era denunciare le situazioni drammatiche in cui i loro “datori di lavoro” (datori?) li hanno gettati, quando per insipienza, quando per calcolo. Volevano far sapere alla città che le loro aziende in crisi, i loro posti di lavoro a rischio, non riguardano esclusivamente loro e le loro famiglie, ma riguardano tutta la comunità.
Perchè una fabbrica che chiude significa la perdita non solo degli attuali posti di lavoro, ma anche di quelli futuri. Soprattutto quando questa viene rasa al suolo per essere sostituita con un edificio residenziale.
Una fabbrica che chiude comporta inoltre la perdita di un capitale di esperienza umana, tecnica e storica irripetibile. Dalle rotative della Rotocalcografica, ad esempio, sono uscite le pubblicazioni che hanno modellato l’immaginario di generazioni!
Un problema evidentemente della collettività, che ci spinge ad affermare che non si può permettere che questi lavoratori rimangano da soli ad affrontarlo.
Perchè dopo di loro purtroppo sarà la volta di altri, che si troveranno nella condizione di dover accettare condizioni di lavoro al ribasso per non perdere (forse) il lavoro.
Per non soccombere al gioco del divide et impera condotto dai padroni è necessario innanzitutto diffondere la consapevolezza che in questo momento solo l’unità dei lavoratori può provare a contrastare questo processo.
In questa direzione sta operando Rifondazione Comunista a Cinisello Balsamo, ricercando al contempo appoggio e solidarietà da parte della cittadinanza.
Per questo siamo al loro fianco.
Il prossimo appuntamento con Aranciametalmeccanica è sabato 11 febbraio – dalle ore 10.00 – in piazza Italia:

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